Luna o mia Luna tu muovi il mio spirito e il mio cuore.
L’astro più femminile che c’è, che ci guida e ci porta nelle acque silenziose della nostra anima e del nostro essere donne, ci fa capire come siamo, i nostri cambiamenti, i nostri movimenti interiori e anche fisici.
La Luna ha la sua storia da narrare, è legata nel mondo a tante leggende e a tante divinità, e allora perché non tirare fuori il mio istinto da archeologa\storica e andare a cercarle tutte, fra libri e web. Io ho scelto di lavoro la creazione di Monili, ma le ispirazioni mi arrivano da quello che vedo, che studio, che cerco, le mie ispirazioni sono fatte di lavoro dietro le quinte, hanno le loro radici ben formate in quello che ero prima di diventare creatrice di ornamenti per l’anima.
E allora partiamo per questo viaggio nel mondo.
Partiamo dal paese che amo tantissimo l’India.
Qui Chandra è una divinità maschile, che ha un aspetto benefico e sempre legata alla crescita, al mondo vegetale e all’acqua, alle emozioni e al colore argento. In India il calendario lunare ha più importanza di quello solare, tutto si basa su questo, come in molte culture. Ha anche aspetto trino (qui ci sono molto collegamenti con altre culture) legato alla misurazione del tempo infatti è piena, nera e nuova.
Chandra è anche attributo o atteggiamento (murti) di Shiva che ha la falce lunare proprio sulla testa, ma ha anche la sua controparte femminile in Durga nel suo terzo aspetto durante Navaratri (le nove notti festa induista).
Il dio luna è la personificazione del Soma, la bevanda del rituale sacro, e la luna ne è la coppa. Il soma è la bevanda dell’immortalità.
Da qui nasce una leggenda che quando gli dei erano intenti a bere il soma, la Luna si accorse che Rahu, l’anti dio, si apprestava a bere e lo decapitò, ma lui resto in vita perché le sue labbra avevano toccato il soma. Infatti ogni volta che la Luna è piena Rahu cerca di divorarla, ogni 15 giorni, ecco la storia delle eclissi.
Altro mito narra che il progenitore Daksha, cioè l’Arte Rituale, fece sposare a Chandra le sue figlie Nakshastra, che erano 27, ma Chandra preferì a tutte Rohini, per questo fu punito poiché non aveva rispettato la promessa e per questo fu resto sterile per 15 giorni al mese,per riprendere fertilità nella quindicina successiva, così nasce la leggenda delle fasi lunari.
L’altra leggenda è legata invece a Ganesh. Il dio dopo un’abbuffata di dolcetti offerti dai fedeli decise di andare a fare una passeggiata calvalcando il topo che era il suo veicolo, il quale però si spaventò a causa di un serpente tanto da far cadere il dio, il cui stomaco si spacco in due facendo uscire i dolci, Ganesh non se ne preoccupò e prese il serpente per ricucirsi lo stomaco. Ma la Luna che era piena e splendente in cielo vedendo la buffa scena si mise a ridere (ah la satira del tempo), questo fece infuriare Ganesh che si staccò una zanna e la lanciò contro la Luna, il cui volto fu diviso a metà, oltretutto il dio adirato lancio una maledizione, per chi l’avesse guardata sarebbe stato colto da fortuna. La luna chiese scusa a Ganesh e gli chiese di ritirare la maledizione, ma questa poteva solo essere attenuata non tolta, quindi la Luna fu condannata a crescere e calare ogni 15 giorni.
Dio Chandra con il suo carro lunare guidato da antilopi
Rimaniamo sempre in Oriente, ma spostiamoci nel Vicino Oriente.
Sin (akkadico babilonese) chiamato anche Nanna (sumero) è il Dio che presiede alla falce lunare, ai cicli lunari e a ciò che è legato a questi, è il dio più venerato nell’antica Mesopotamia. Era il primo della triade lunare con i figli Shamash, dio del Sole e Isthar la dea del pianeta Venere. Era venerato anche da altri popoli Ittiti, Elamiti, insomma Sin era decisamente popolare, sua residenza era ad Ur la principale città babilonese (oggi Iraq), ed aveva attributi regali. Il suo essere così “famoso” sta ad indicare che anche in Vicino Oriente il calendario lunare assumeva molta importanza rispetto a quello solare, era colui che guidava le genti attraverso il Tempo, il viaggio nel tempo, infatti anche la falce che aveva in testa nelle raffigurazioni potrebbe venir interpretata anche come una barca. Nel sistema teologico veniva rappresentato con il numero 30, si suppone proprio per la durata ciclica lunare,lui soprassiedeva il passaggio di mesi.
Sin veniva interrogato dai fedeli durante le eclissi lunari che venivano viste si come sventura, ma anche come momento catartico in cui avere risposte, quindi anche qui le fasi lunari erano oggetto di attenzione. E durante la luna nuova anche gli altri dei si riunivano intorno a lui per consultarsi e capire cosa fare nel futuro, praticamente una riunione condominiale.
Dio SIn Nanna. Tratto da Liverani “Antico Oriente”
Rimaniamo sempre nelle zone vicino orientali, ma ci avviciniamo sempre di più.
Lilith “la mater terribilis” protagonista dell’Epopea di Gilgamesh. Lei è la Luna Nera, l’istinto, quello che in noi è selvaggio, talvolta violento. La luna nera è da intendersi quando la luna è nel punto più lontano dalla terra (non la luna nuova), la luna delle paure, della pazzia, di ciò che non ha spiegazione, dell’essere distruttiva, Lilith divenne un demone.
E’ la dea Madre, la prima donna, è semplicemente colei che si ribellò alla sottomissione all’uomo e se ne andò dall’Eden, e fu poi condannata da Dio, ma questa è l’interpretazione cristiano-ebrea che l’ha fatta diventare la cattivona della situazione, venne inglobata nel mito erroneamente.
Lilith nel mito viveva in un tronco di albero di Salice, lungo le rive dell’Eufrate, il fiume aveva eroso la terra esponendo così le sue radici, la dea Inanna lo vide e decise di portarlo nella sua residenza per farlo crescere e poi ricavare dal suo legno il suo letto. Quando fu il momento di tagliarlo si accorse che delle creature vivevano nell’albero, una civetta sui rami,un serpente tra le radici e appunto Lilith. Chiamò per questo suo fratello Gilgamesh per eliminarli, lui uccise il serpente e gli altri fuggirono, Lilith nel deserto inseguita proprio dall’eroe. Lilith era anche chiamata Lilitu cioè civetta e di qui la simbologia dell’animale e del fare la civettuola cioè colei che attrae gli uomini seducendoli, che ne designò il suo essere terribile, ma il Salice albero sacro alle dee femminili ci parla anche del suo essere dea dell’amore.
Queste sono narrazioni di cui anche storicamente non siamo sicuri, trovare fonti non è mai facile,ma ciò che rimane è il mito di Lilith come ribelle, come affermazione del potere femminile che si è perso nei secoli.
Lilith. Questo è il Rilievo Burney che si trova al British Museum
Qui mi fermo con la narrazione, forse sono stata troppo accademica e didascalica, ma queste narrazioni e leggende mi affascinano molto e mi perdo nei loro racconti e nelle ricerche. E come potete vedere ci sono notevoli somiglianze in tutte le epoche e culture, la luna è sempre legata alla magia, ai movimenti dell’acqua e alla terra, la Luna e Gaia sono sempre vicine come sorelle.
Spero vi avervi fatto viaggiare un po’ nel mondo antico.
Nel prossimo articolo vi parlerò di altre dee lunari, ci vediamo alla Luna Piena il 20 ottobre.
Namastè
Valentina