Aum Janatakanandaniye vidmahe
Bhumijiaye dhi mahi
Tanno sita prachodadhyaht
(Om, possa avere la conoscenza la diletta di Janaka
Possa meditare sulla figlia della Terra
Possa essere illuminato da Sita)
Nel mese dedicato al Femminile ho deciso di parlare di nuovo di Sita. Sita è una Dea indiana, una delle tante oserei dire. Ogni Dea ci insegna qualcosa. Le Dee vanno osservate sempre in tutti i loro aspetti. Ogni dea lavora su un aspetto femminile importante, su una particolare energia. Ogni dea è forte e debole allo stesso tempo. Ogni dea è tutto.
Sita è la protagonista di uno dei poemi epici indiani più voluminosi il Ramayana scritto da Valmiki. Il poema narra le avventure di Rama e Sita.Sita è la protagonista di uno dei poemi epici indiani più voluminosi il Ramayana scritto da Valmiki. Il poema narra le avventure di Rama che è un avatar di Vishnu, e della sua sposa Sita. Rama era il principe ereditario del regno Koshala, che venne esiliato dalla capitale Ayodhya, alla morte del padre, insieme alla moglie Sita e al fratello Lakshmana. Rimase in esilio per 14 anni, è però nella foresta dei Dandaka, popolata da molti demoni, i Rakshasa, che sita venne rapita da Ravana il re dei demoni e la porta nel suo regno l’isola di Lanka. Rama si allea con i Vanana,gli uomini scimmia, fra cui il valoroso Hanuman, costruiranno un ponte (sud India Tamil Nadu) per arrivare a Lanka dove Rama riuscirà da uccidere proprio Ravana. Rama, incoronato di nuovo re, purtroppo a causa delle tradizioni e leggi, dovrà ripudiare Sita, la quale per provare la sua innocenza si sottoporrà alla prova del fuoco, dalla quale uscirà indenne. Ma il popolo non accetta e quindi Rama si vide costretto a ripudiare la moglie, che andrà in esilio in una foresta dal Saggio Valmiki. Partorirà due figli. Rama la richiamo a sé dopo aver incontrato uno dei suoi figli, richiedendo però nuovamente la prova del fuoco, ma lei in un gesto estremo di innocenza, morirà inghiottita da Bhumi , Madre terra, dopo aver affidato i due figli gemelli proprio al saggio Valmiki. Rama affranto morirà lui stesso, venendo di nuovo assorbito dal corpo di Vishnu.
Sita che vuol dire Solco, è l’avatar di Lakshmi, è la dea della fertilità, nasce da Madre Terra, Bhumi. Lei è la signora delle foreste e della vegetazione. Moglie ideale e donna virtuosa, e sposa vergine. Il suo però è un potere puramente Yogico perché ha una devozione totale ed altruistica, vede solo il bene dell’altro. Potremmo quasi definirlo amore incondizionato. Lei grazie a questo amore riesce ad affrontare le prove più difficili, come quella del rapimento o il fuoco, con una forza morale notevole ed è questa forza interiore che gliele fa superare. La sua dipartita la riporta di nuovo ad essere uno spirito libero, a tornare essa stessa terra. Questo succede quando i valori femminili non vengono visti e accolti, e così scompaiono dal mondo.
Lei rappresenta l’elemento femminile yin puro, la sua resistenza passiva (che non vuole dire debole) serve a muovere il mondo, a scuoterlo, anche se non sempre è possibile. Le grandi lotte pacifiste hanno come esempio proprio quello di Sita. Sita è la Terra che nonostante tutto quello che facciamo di brutto ancora è qui.
Sita non è sicuramente la preferita fra tante donne indiane e comunque fra le femministe. Ma Sita non è una donna debole come può sembrare dal racconto, ma è la rappresentazione della donna decisa e caparbia, che non si sente mai vittima e non si arrende. L’amore devoto e salvifico che lei prova ha una fonte superiore e divina e poi si trasporta nel suo cuore.
Sita mi ricorda molte donne, forti e decise. Ho deciso di chiamare la mia creatura proprio con questo nome Sita.
Mi ricorda le donne che scelgono il meglio per loro, che scelgono di rischiare per le cose che ritengono importanti, che scelgono nonostante tutto, anche rischiando. Che scelgono senza pensare, che scelgono per amore, che scelgono, perché spesso è molto più importante farlo che non farlo. Scegli e fallo con coraggio!
Om Shanti Shanti Shanti
Namastè
Valentina




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